Comune di Mairago

Storia del comune

MAIRAGO – La più antica notizia storica riguarda la visita a diversi luoghi lodigiani di S.Siro Vescovo di Pavia. Si era nell'anno 69 d.C. quando il vescovo di Pavia, dopo aver visitato molti luoghi del Cremonese, passò nel Lodigiano seguendo l'antica strada romana che da Acerra (Gera d'Adda) portava all'antica Lodi (Lodivecchio) e poi a Piacenza. Quella strada passava e passa anche da Mairago e Basiasco e S.Siro si fermò a visitare questi nostri paesi ed altri luoghi del Lambro, confermando le popolazioni nella fede già ricevuta. Nel 725, da Liutprando, re dei Longobardi, la terra di Mairago fu donata al monastero di S. Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, che egli stesso aveva fondato nel 723. Nel 1053 queste terre passarono alla canonica di S. Ambrogio in Milano, per effetto di una “donazione di Lanterio e sua moglie Guida”. Nel 1189, riscuotevano le decime di questo luogo – a nome del Vescovo di Lodi – i Signori di Salerano; il 27 maggio 1270 a Mairago accamparono i Cremonesi accorsi in aiuto ai Milanesi contro i Lodigiani capitanati da Napo della Torre. Ai primi del trecento Mairago era feudo del Vescovo di Lodi (Egidio dell'Acqua) il quale investì delle decime alcuni notabili personaggi o famiglie (Famiglia Mammarella, Zurla ecc.) Il Duca di Milano Francesco Sforza donò il feudo di Mairago al suo cancelliere, il celebre Cicco Simonetta, calabrese, il quale, però, cadde in disgrazia di Ludovico il Moro, figlio di Francesco Sforza, e fu decapitato nel 1494. Questi beni unitamente a Grazzanello passarono poi a Giovanni Angelo Talenti ambasciatore di Ludovico il Moro presso la Corte di Napoli. Il 14 marzo 1703 fu investito feudatario di Mairago Giulio Cesare Vaino, il quale fu nominato marchese il 20 novembre dello stesso anno. Le monache di S. Vincenzo e quelle di S. Benedetto (già Umiliate) di Lodi vi possedettero diversi terreni come pure l'Ospedale Maggiore di Lodi (ancora oggi vi possiede). Nei secoli antecedenti all'Ottocento, Mairago e Basiasco erano entità separate ed autonome, come lo erano alcune delle attuali frazioni (Belvignate, Gudio, Grazzanello ecc.); nel 1803 nacque “La Comune” di Mairago sullo stile francese. L'antica chiesa di Mairago, che non è l'attuale e sorgeva a poca distanza da questa (quel luogo ora è ridotto a campo e si chiama ancora “la chiesa rotta”), nel 1261 fu tassata in 20 denari imperiali dal notaio Guala, legato pontificio nella Diocesi di Lodi. BASIASCO – La più antica notizia storica (a parte la probabile visita di S. Siro nel 69 d.C.) risale al 25 Aprile 924, quando Pietro da Sommariva vende a Tommaso di Vignate il castello di Turano e il palazzo di Vairano (nei pressi di Belvignate) con altre case. Il 24 Settembre 1164.l'imperatore Federico Barbarossa, accogliendo sotto la sua protezione il Vescovo di Lodi (Alberico dei Conti di Merlino) e tutte le terre della Chiesa lodigiana, riconferma tutti i feudi e i possedimenti dei Vescovi di Lodi; fra questi beni si ricorda la “Corte Sommariva” (l'attuale Cascina delle donne) con tutti i suoi beni. Basiasco faceva parte della Corte dei Sommariva, i quali possedettero molti beni in paese fino alla fine del secolo XVIII. Nel 1192 il vescovo Arderico II concesse al Comune di Basiasco il diritto “di pascolo” nel territorio di Corte Sommariva. Il 21 Maggio 1299 il Vescovo BernardoTalente riceve dal grande Antonio Fissiraga 1805 lire imperiali per l'affitto di nove anni e mezzo del Castello e della Corte Sommariva e confessa di dover restituire – dopo anni – allo stesso Antonio, settecento fiorini da lui ricevuti in prestito. Il 12 Febbraio 1309, Antonio Fissiraga cambiò molte sue terre che teneva nelle vicinanze di Lodi, col Vescovo Egidio Dell'Acqua, il quale cedette allo stesso Fissiraga le terre di Cavenago e la Corte Sommariva, che già erano a lui affidate. Con queste terre Antonio Fissiraga dotò il Monastero di S. Chiara “vecchia”, fondato dalla suocera Palatina e dalla moglie Flora de' Tresseni. Quel monastero tenne la Cascina delle donne (Corte Sommariva) fino al 1782, quando le “Leggi giuseppine” lo soppressero. Verso la metà del secolo XIV, un certo Gianolo Marcellino donò 470 pertiche di terra in Basiasco alle Suore del Monastero di S. Damiano di Dovera. Il 3 Marzo 1657 questo feudo fu conferito dalla R. Ducal Camera alla Marchesa Maria Serra Triulzi; il 26 Maggio dello stesso anno il feudo passò al Conte Giovanni Battista Merlini. Meritano d'essere menzionati due fatti d'armi: 1) il disastroso passaggio dei terribili Lanzichenecchi, negli anni 1629-30-31 (sono i Lanzi, di cui parla il Manzoni nel suo Romanzo) che andavano e ritornavano dal saccheggio di Mantova, Caviaga, Basiasco, Mairago, Belvignate, Cavenago furono mandate in miseria dall'ingordigia della soldatesca germanica sfrenata: fittabili, proprietari e contadini fuggirono nel Piacentino, disperati. 2) La breve resistenza, ma non ingloriosa dell'esercito sardo in rotta verso Milano, per poi finire a Novara colla disfatta totale e conseguente abdicazione del Re Carlo Alberto in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Ci dilunghiamo su questo secondo fatto d'armi. Negli ultimi giorni del Luglio 1848, reduce da Pizzighettone, in Basiasco si era fermato un gruppo di circa 200 fanti, pochi cavalli e due cannoni e avevano costruito delle barricate con travi e piante sulla vecchia strada cremonese, allo scopo di ritardare il più possibile la marcia baldanzosa degli Austriaci vittoriosi che puntavano su Milano, da dove erano stati scacciati poco più di quattro mesi prima. Lo scontro avvenne il 2 Agosto 1848: si cannoneggiò da ambo le parti; gli austriaci fecero piovere su Basiasco, dalla loro posizione presso i “Bissoli” di Turano, circa sessanta cannonate ed ebbero la meglio. Le palle da cannone erano in granito: due di esse “imboccarono” i cannoni piemontesi e li resero inservibili, due entrarono nella chiesa parrocchiale, attraverso la finestra del coro, altre abbatterono la Cappella – Ossario (Mortorietto) posta dietro al coro, due ferivano gravemente due dei nostri soldati, dei quali poi uno morì. I piemontesi fuggirono verso Caviaga e Lodi. Un soldato si nascose in una casa di Basiasco per un po' di tempo e poi tentò di fuggire verso Caviaga, ma alcuni austriaci, lo videro e lo uccisero con gli archibugi. La Cappella fu ricostruita il 4 Ottobre 1850 e rimase fino a qualche anno fa, quando la si tolse nella sistemazione operata sull'esterno del Coro della Chiesa. La Chiesa attuale fu iniziata nel 1668 (dopo aver abbattuto l'antica che era pericolante) e nel 1686 fu allungata, aggiungendovi l'ultima arcata e inaugurata con la benedizione il 19 Luglio 1686. Dai documenti risulta che in questa Chiesa furono sepolte almeno 23 persone, anche giovanissimi, appartenenti ad alcune famiglie nobili lodigiane, abitanti in Basiasco nel 600 e nel 700 (Visconti, Sommariva, Fissiraga ecc.). Don Pietro Novati

Lo Stemma del Comune di Mairago ricorda le caratteristiche storico-topografiche del luogo: un Leone rampante simboleggia la forza e la fertilità della terra; la Lingua di fuoco simboleggia il gas-metano che scaturisce abbondantemente dal sottosuolo, mentre le Tre stelle vogliono ricordare il capoluogo e le dipendenze comunali (potrebbero anche simboleggiare i nostri tre uomini illustri Fanfulla, Agostino Bassi, e Mosè Bianchi, nati nel nostro Comune ed elevati nel cielo dei grandi, come stelle di prima grandezza). Pertanto lo Stemma è di azzurro con leone rampante in oro, linguato di rosso, armato di nero ed accostato; in campo dello scudo le tre stelle a sei punte mal disposte. Il Gonfalone: Partito di giallo e di azzurro caricato dell'Arma sopra descritta